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Note di sala
Martedì 9 marzo 2010 Ore 21:00 - Aula Magna del Collegio Ghislieri, Pavia Nell'ambito del Circuito Lombardo di Musica Antica Stella Mattutina Inni alla Vergine nella Napoli barocca
Nella galassia musicale del Settecento italiano splende luminosa la costellazione della musica napoletana; una costellazione della quale tutti conoscono almeno una stella, quella che porta nome Pergolesi, compositore di cui quest’anno ricorre il trecentesimo anniversario della nascita e a cui il presente programma è idealmente ispirato. Al fianco di questa stella, nella stessa galassia, molte altre ne brillano, perlopiù rimaste inesplorate. Il programma di questa sera si prefigge di avviare la loro esplorazione, offrendo all’ascoltatore la possibilità di godere di un sorprendente spaccato della Napoli barocca, grazie al risuonare di opere corali di grande suggestione.
Apre il programma un piccolo capolavoro della scuola napoletana: il Magnificat in si bemolle maggiore di Francesco Durante. Figura centrale per l'ambiente partenopeo, Durante operò prevalentemente a Napoli, dove gran parte della sua attività fu consacrata all’insegnamento. Pur essendo stato autore di una sola opera teatrale, a fronte di una vasta produzione sacra e strumentale, fu alla sua scuola che si formò tutta la grande generazione del melodramma napoletano, con Paisiello, Piccinni, Pergolesi e Jommelli. Il suo Magnificat, per lungo tempo attribuito alla “stella Pergolesi”, è un'opera di solare espressività, caratterizzata da un incipit costruito su un tema gregoriano intonato con valori lunghi dai soprani, mentre il resto del coro e l’orchestra lo ornano con grande vivacità ritmica e melodica. Sempre di Durante è il Concerto in mi minore per archi e basso continuo, dove è invece da notare l’innesto di "ricercari", particolarmente nei movimenti lenti, quasi a scongiurare eventuali cedimenti a certo sentimentalismo; non di meno colpisce l’utilizzo di espedienti stilistici tratti dalla grande esperienza di compositore sacro, improntati in certa misura ad un'arcaica severità. Splendide e squisitamente barocche sono le Litanie di Pasquale Cafaro, in cui l’invocazione alla Vergine si rifrange in un caleidoscopio di colori a sottolineare le sfumature del testo, declamato dal coro alternato ai solisti. Chiude la serata lo straordinario Stabat Mater di Emanuele Rincon barone d'Astorga, nobiluomo "dilettante" di musica, dalla vita avventurosa che ha offerto numerosi spunti romanzeschi, alimentati in primo luogo dal divario mpressionante tra la quantità di aneddoti tramandati su di lui e la scarsità di documenti in grado di suffragarli. Viaggiatore in tutta Europa (da Venezia a Londra, da Vienna a Lisbona, fino forse in Boemia), si dice sia stato anche al servizio del Duca di Parma a partire dal 1702, ma questo dato è tutt’altro che certo, così come non trova conferma la notizia per cui il Duca lo vrebbe licenziato sospettando una sua relazione con la nipote Elisabetta Farnese. Autore celebrato nel XIX secolo, tanto che nel 1866 il compositore Johann Joseph Abert scrisse addirittura un melodramma a lui ispirato, Astorga è rimasto quindi dimenticato per lungo tempo nel corso del '900. Quello che risulta chiaro, oggi, è l’assoluto valore della sua musica, il cui vertice sembra proprio essere questo Stabat Mater. La scrittura, di enorme perizia tecnica, è pervasa da una prodigiosa tensione espressiva. Non vogliamo anticipare nulla in queste note; appare evidente, tuttavia, che il graduale riapparire di quest’opera nel repertorio corrente è pienamente giustificato dal suo valore, e non tarderà a far nuovamente riprendere ad Astorga la sua giusta fama. |