Pavia Barocca 2011
Venerdì 25 marzo 2011 • 21:00
Nell'ambito del Circuito Lombardo di Musica Antica
Pavia, Aula Magna del Collegio Ghislieri
Serie Oro


Il Giardino Armonico
A Venezia! Musiche di Castello, Merula, Vivaldi, Galuppi





Note di sala

Il programma di questa sera ci offre una ricca panoramica della produzione musicale veneziana a cavallo tra Seicento e Settecento, presentando l’opera di compositori nati nella Repubblica di San Marco, attivi e ricercati anche all’estero come il Castello, Vivaldi, Galuppi, accanto a lavori di musicisti provenienti dal Dominio veneto o da altre città limitrofe come il cremonese Merula o Giovanni Legrenzi di Clusone.
Le numerose ristampe delle composizioni di Dario Castello ci svelano la figura di un compositore molto famoso ai suoi giorni. Oggi quel poco che si conosce della sua vita è tratto dal frontespizio delle sue opere. Dario Castello fu direttore degli strumenti a fiato della Basilica di San Marco a Venezia e di lui si conoscono solo due collezioni di sonate per diversi strumenti (pubblicate nel 1621 e nel 1629) e un singolo mottetto. Come d’abitudine nella Venezia del tempo, le sonate decimaquinta e decimasesta contengono una serie ininterrotta di sezioni contrastanti in tempo, velocità e tonalità.
Nella sonata decimaquinta si alternano tempi veloci e lenti in una scrittura “omofonica” nella quale gli strumenti suonano accordi contemporaneamente mentre le varie sezioni della sonata decimasesta hanno la caratteristica di non avere un chiaro collegamento tra di loro tendendo ognuna a sviluppare un’idea musicale distinta.
Tarquinio Merula lavorò tra Cremona e Bergamo, ma i suoi lavori riflettono l’influenza dello stile dei suoi contemporanei veneziani.
Le sue Canzoni strumentali, (forma molto popolare durante la prima metà del XVII secolo, sviluppata dalla chanson francese) sono tra le sue composizioni più importanti.
Nella Canzone a quattro detta “La Lusignola” gli strumenti appaiono in successione, ognuno con un passaggio di note ripetute, creando un’intricata rete di contrappunto. Tipico della forma della canzona è l’intera ripetizione della prima sezione, prima di procedere ad una sezione più moderata in ritmo ternario che culmina con passaggi che contengono i motivi dei temi di apertura.
Come la corrispondente francese Chaconne, la Ciaccona si basa su una serie di variazioni sopra un basso ostinato (che si ripete sempre uguale sia nel basso che nelle armonie).
Nella Ciaccona di Merula i violini inizialmente si inseguono in rapidi passaggi imitati prima di unirsi in un crescendo di invenzione e energia che solo a metà del brano lascia spazio ad un momento solistico del basso.
Compositore tra i più famosi del suo tempo, Giovanni Legrenzi dedica la sua op. 10 intitolata “La Cetra” all’Imperatore del “Sacro Romano Impero” Leopoldo I. La composizione inaugurò l’abitudine, subito fatta propria da Vivaldi, di pubblicare le sonate in gruppi di 6. La sonata a quattro in programma è tessuta attorno ad una struttura fugata e, come le sonate di Castello, è divisa in quattro parti collegate insieme ma differenziate da alternanza di tempi veloci e lenti e differenti tonalità e carattere.
Della prolifica produzione vivaldiana (più di 500 concerti, dozzine di opere e numerose composizioni sacre) i concerti per “Flautino” di questa sera furono scritti per un solista dotato di eccezionali doti virtuosistiche. Rapidi passaggi si susseguono a serie di trilli veloci e arpeggi.
Strutturati secondo la forma codificata da Vivaldi in tre movimenti (veloce-lento-veloce), i concerti presentano nel tempo lento, a volte in tonalità minore, un momento cantabile dove il solista può sfoggiare tutto il suo talento nel “diminuire” (variare con passaggi veloci) la melodia principale.
Il concerto per flauto RV 441 presenta notevoli analogie con quello per violino RV 202. Qui le melodie sono arricchite con intervalli e virtuosismi tipici dell’idioma del flauto dolce.
Baldassarre Galuppi fu attivo principalmente a Venezia ma ebbe occasione di soggiornare a Londra, dove compose per il King’s Theatre e a San Pietroburgo dove fu Maestro di Cappella di Caterina la Grande. La collezione di 7 concerti a quattro di Galuppi fu originariamente attribuita a Corelli a causa dell’errata interpretazione di una iscrizione sul frontespizio che invece indicava che le composizioni erano nello stile di Corelli.
In effetti questi concerti ricordano molto le composizioni corelliane anche nella strumentazione (due violini, viola e continuo) prediletta dal compositore romano. Il Concerto in Sol minore segue una forma piuttosto anomala con un movimento lento di apertura seguito da due movimenti veloci.
Galuppi sosteneva che la buona musica doveva contenere «vaghezza, chiarezza e buona modulazione» tutti caratteri che ritroviamo nel concerto in programma.