Note di sala
Dalle ricerche musicologiche condotte negli scorsi due decenni – principalmente da Joshua Rifkin e altri musicisti, quali Andrew Parrot – è emerso chiaramente che Bach non voleva che la sua musica sacra fosse eseguita da un “coro” nel senso in cui lo intendiamo noi oggi. Come molti altri “Cantor” in altre città, era infatti solito lavorare con non più di un quartetto di solisti quando eseguiva o faceva eseguire la sua musica.
Nonostante il numero ristretto di cantori, sembra che nelle occasioni in cui aveva avuto necessità di un “doppio coro”, che significava semplicemente un doppio quartetto di solisti, avesse incontrato grandi difficoltà nel trovare cantanti di qualità sufficiente tra i migliori disponibili presso la Thomas-Schule. Questo non stupisce, considerato il grado di virtuosismo della scrittura vocale di Bach.
La Passione Secondo Giovanni veniva eseguita da Bach eccezionalmente con due quartetti, sebbene la parte corale sia scritta per quattro voci e non per otto (“a due cori”). Il Vespro del Venerdì Santo era infatti un evento di grande importanza nel calendario liturgico e tradizionalmente venivano coinvolti due gruppi di cantanti esperti.
Nell’esecuzione della Passione Secondo Giovanni il primo quartetto era formato dai cosiddetti ‘concertisti’ (soprano, alto, tenore, basso) – coloro che normalmente partecipavano al servizio della Cantata domenicale. I concertisti cantavano le arie dei solisti e i recitativi, ma anche tutte le parti per l’ensemble vocale: il tenore concertista doveva cantare il ruolo dell’Evangelista, le arie del tenore e tutti i passi corali, così come il basso concertista allo stesso modo interpretava Gesù, le arie del basso e tutte le parti del basso nei momenti di insieme.
Il secondo quartetto - i ‘ripienisti’ - cantava solo nei momenti di insieme: cori iniziale e finale, corali e “cori della turba”, raddoppiando il primo quartetto; i brani vocali d’insieme venivano dunque eseguiti da due cantanti per voce – una situazione che occasionalmente ritroviamo anche nei lavori ‘a due cori’, dove i due quartetti uniscono le loro voci per intonare insieme le parti a quattro. Il basso di ripieno cantava inoltre la parte di Pilato e Pietro (essendo in dialogo con Gesù, interpretato dal basso concertista); il tenore di ripieno cantava anche la parte del servo.
La nostra esecuzione adotterà strettamente quella distribuzione vocale: personalmente trovo che da questa disposizione emerga una bellezza particolare; la chiarezza che ne deriva lascia apprezzare la
diversa funzione dei due quartetti e ci permette di riscoprire la profondità originale della scrittura vocale di Bach in questo oratorio.
Dirigerò la Passione Secondo Giovanni in veste di Primo Violino: questa scelta porta ad una concezione più intima del fare musica, ad un senso di partecipazione più attiva da parte di tutti i musicisti coinvolti che fa sì che l’unico vero “direttore” sia Johann Sebastian Bach.
Sigiswald Kuijken