Luci Barocche
Mercoledì 15 aprile 2009 • 21:00
Nell'ambito del Circuito Lombardo di Musica Antica
Pavia, Aula Magna del Collegio Ghislieri


Artifizio e sentimento
Concerti per violino e archi di Vivaldi





Note di sala

È il violino il vero protagonista di questo programma, che propone un excursus non soltanto attraverso l’opera vivaldiana, ma attraverso l’opera strumentale, sempre con il violino in primo piano, di autori fortemente legati all’ambiente veneziano che a Vivaldi diede i natali.
È di nobile famiglia veneziana il «musico di violino dilettante veneto», come amava definirsi, Tomaso Albinoni. La cui opera, al di là di quel poco che ci rimane della sua produzione operistica, che tanto successo gli ottenne in vita, conta una serie imponente di pagine strumentali, tra cui le Sinfonie a quattro, rimaste inedite. Pagine di interesse certo, se non altro per la freschezza dell’invenzione melodica, oltre che per la modernità della scrittura
Altro «dilettante di musica» è Francesco Antonio Bonporti, «gentilhuomo di Trento». Autore poliedrico, autonomo per scelte di stile e di linguaggio, di formazione corelliana (con Corelli studiò a Roma, città in cui seguì i corsi di teologia, allievo del Collegium Germanicum), eppure capace di percorrere strade nuove e personali. Prova ne sia, in particolare, il trattamento a cui Bonporti sottopone le parti violinistiche. Al riguardo non è da sottovalutare l’influenza che su di lui può aver esercitato, sin dalle prime prove in campo musicale, la buona tradizione violinistica della sua città d’origine, oltre che il contatto con l’ambiente padovano, dove trascorse gli ultimi anni di vita, non lontano da Tartini. In particolare, i suoi Concerti a quattro contano nei così detti Recitativi (brani specifici inclusi negli stessi Concerti) «momenti di intensa contemplazione lirica, in cui la fantasia di Bonporti riesce a trarre dalle corde del violino espressioni originalissime e in cui vocalità e strumentalismo si fondono».
Veniamo così a Vivaldi. Dalla sua raccolta La cetra, data alle stampe nel 1727 e dedicata all’imperatore Carlo VI, sono tratti due dei concerti che vanno a completare il programma odierno. Partiamo dall’RV 391, in cui è dichiarato l’omaggio allo stesso imperatore-dedicatario, nella scelta di utilizzare il violino solista in scordatura, artificio tecnico particolarmente diffuso e comunemente praticato proprio nei paesi di lingua tedesca. Intenso ed espressivo, RV 391 si caratterizza per il particolare «tono scuro e ombroso». Completamente diverso il clima che si respira all’ascolto di RV 271, L’amoroso. Il titolo del lavoro viene dal suo carattere appunto “amoroso”, «dato anzitutto dalla programmatica profusione di note ornamentali e abbellimenti in tutti e tre i movimenti». Il concerto «merita il titolo che porta proprio perché è l’unico concerto vivaldiano in cui tutti i movimenti sono segnati da una pervasiva scrittura ornamentata». A conclusione di programma una pagina celeberrima da una raccolta celeberrima. Il Concerto in re minore dall’Estro armonico - titolo significativo, che rimanda in modo evidente a modalità di composizione libere ed originali, in pieno gusto barocco - è infatti «emblematico dello stile della raccolta, caratterizzato dall’ambizione di fondere, in una sintesi dialettica, le prerogative della vulcanica sperimentazione vivaldina con le maggiori esperienze compositive del contemporaneo concerto italiano».